Aeneis, Liber nonus

Eurialo e Niso, ovvero l’amore oblativus

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Da V. SERMONTI, L’Eneide di Virgilio, Rizzoli, 2007

La loro memorabile avventura, come noto, ha un precedente diretto nel X libro dell’Iliade, che narra la fortunata sortita notturna di Ulisse e Diomede nel campo dei Traci: precedente tematicamente vincolante, ma di tutt’altro timbro patetico e di tutt’altro esito, tutt’altro essendo il rango dei protagonisti e il vincolo che li lega. Molto più intima, come notissimo, l’affinità fra il nostro episodio e l’episodio di Cloridano e Medoro, nel XVIII canto dell’Orlando furioso. Insomma, se il modulo narrativo è sempre più o meno lo stesso, l’emozione che a Virgilio aveva trasmesso Omero sembra meno ineluttabile dell’emozione che Virgilio trasmetterà […]
Cominciamo a leggere, che due eroi ci aspettano… Ma in questo nostro tempo comodo e freddo, che si vanta di non aver più bisogno di eroi (salvo a dar dell’eroe a chiunque venga ammazzato, magari per sbaglio, in una guerra troppo a fin di bene), è lecito domandarci che animale sia un eroe. Disponendosi alla sua impresa grande e rischiosa, anche Niso se lo domanda con l’intelligenza della passione: “Sono gli dèi a infonderci quest’ardore, o ognuno, Eurìalo, si fa un dio delle sue voglie più buie?”. E lo stesso Eurìalo, caduto in preda a una sorta di orgasmo da strage, illuminerà l’eroismo d’una luce nera. Chissà che animale è l’eroe. Ci sono antichi che forse conoscevano meglio di noi Cominciamo a leggere, che due eroi ci aspettano… Ma in questo nostro tempo comodo e freddo, che si vanta di non aver più bisogno di eroi (salvo a dar dell’eroe a chiunque venga ammazzato, magari per sbaglio, in una guerra troppo a fin di bene), è lecito domandarci che animale sia un eroe. Disponendosi alla sua impresa grande e rischiosa, anche Niso se lo domanda con l’intelligenza della passione: “Sono gli dèi a infonderci quest’ardore, o ognuno, Eurìalo, si fa un dio delle sue voglie più buie?”. E lo stesso Eurìalo, caduto in preda a una sorta di orgasmo da strage, illuminerà l’eroismo d’una luce nera. Chissà che animale è l’eroe. Ci sono antichi che forse conoscevano meglio di noi gli enigmi dell’anima, perché meglio di noi sapevano di non conoscerli.
[…]
Una pruderie molto ostinata e diffusa induce (o meglio, induceva fino a qualche anno fa) diversi studiosi a precisare, in forza di chissà quali indizi, che tra Eurìalo e Niso non intercorresse altro che una fervida amicizia, quasi che i due ragazzi fossero personaggi di Alain Fournier o del casto Metastasio. A dire il vero, Virgilio dice molto di più: dice che è la straordinaria bellezza di Eurìalo ad accendere la passione di Niso; insomma, che la loro amicizia è intrisa di desiderio: un desiderio che il pudore, insieme, vela e ratifica. Quando poi, oberato di borchie e di bandoliere placcate, con un elmo piumato in testa (tutte prede sottratte ai nemici uccisi nel sonno), Eurìalo resta indietro nella fuga, Niso – se ricordate – si abbandona alla stessa angoscia e allo stesso rimorso che avevano sopraffatto Enea l’ultimo giorno di Troia, quando si era accorto d’essersi perso l’amatissima moglie Creùsa; tanto che, tornando anche lui precipitosamente sui suoi passi, Niso consente a Virgilio di riadoperare nell’identica giacitura l’identico segmento verbale che aveva adottato nel II libro (et vestigia retro / observata)… Forse però il documento più lancinante d’amore, Niso lo esibisce con le ultime parole che gli escono di bocca: quando, tentando di interporsi fra Eurìalo e la spada del rùtulo Volcente, proclamerà che unico colpevole del proditorio eccidio notturno è lui, e che il ragazzo non ha altra colpa che quella di averlo amato troppo (tantum infelicem nimium dilexit amicum); e si lascerà ammazzare rivendicando la dolcissima gloria di essere amato.

I rifacimenti

Jean-Baptiste Roman, Eurialo e Niso, 1827, Louvre, Parigi

L. Ariosto, Orlando Furioso, c. XVIII-XIX: Cloridano e Medoro

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Eurialo e Niso partigiani

Massimo Bubola, Eurialo e Niso, da Amore e guerra, 1996

Il testo di questa ballata l’ho scritto per una promessa fatta a mio padre, comandante a soli 22 anni della Brigata partigiana “Adige” di Giustizia e Libertà. Visto il suo amore per la cultura classica e per Virgilio in particolare, ho cercato così di collegare idealmente questa storia di amore e di guerra, ambientata nel 1943, con l’episodio dell’Eneide in cui i due soldati troiani Eurialo e Niso vanno a compiere l’azione notturna nel campo dei latini” Massimo Bubola

La notte era chiara, la luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume
e scesero dal monte, lo zaino sulle spalle
dovevan far saltare il ponte a Serravalle.

Eurialo era un fornaio e Niso uno studente
scapparono in montagna all’otto di settembre
i boschi già dormivano, ma un gufo li avvisava
c’era un posto di blocco in fondo a quella strada.

Eurialo fece a Niso asciugandosi la fronte
Ci sono due tedeschi di guardia sopra al ponte.
La neve era caduta e il freddo la induriva
ma avevan scarpe di feltro e nessuno li sentiva.

Le sentinelle erano incantate dalla luna
fu facile sorprenderle tagliandogli la fortuna
una di loro aveva una spilla sul mantello
Eurialo la raccolse e se la mise sul cappello.

La spilla era d’argento, un’aquila imperiale
brillava nella notte più di un’aurora boreale
fu così che li videro i cani e gli aguzzini
che volevan vendicare i camerati uccisi.

Eurialo fu sorpreso in mezzo a una radura
Niso stava nascosto spiando di paura
Eurialo circondarono coprendolo di sputo
a lungo ci giocarono come fa il gatto col topo.

Ma quando vide l’amico legato intorno al ramo
trafitto dai coltelli come un San Sebastiano
Niso dovette uscire che troppo era il furore
quattro ne fece fuori prima di cadere.

E cadde sulla neve ai piedi dell’amico
e cadde anche la luna nel bosco insanguinato
due alberi fiorirono vicino a quel cimitero
i fiori erano rossi sbocciavano ogni inverno.

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