Apuleio, “Metamorphoseon libri” vel “Asinus aureus”

«Se c’è una verità artistica al mondo, è che questo libro è un capolavoro. Mi dà vertigini e sbalordimento. La natura di per sé, il paesaggio, il lato puramente pittoresco delle cose, tutto questo è trattato qui in modo moderno e con un respiro insieme antico e cristiano. Vi si sente l’odore di incenso e di urina, la bestialità si sposa col misticismo».  G. Flaubert, Epistolario

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Rituali isiaci, Stabia, Museo Archeologico

Giovanni Reale, Nostra Signora del Nilo. Le avventure di una dea che dall’Egitto è migrata, sotto mentite spoglie, nell’iconografia cristiana,  “Il Sole 24 Ore”, 27 aprile 2003

L’Egitto e i suoi messaggi culturali e spirituali sono stati accolti e trasfigurati in veri e propri ‘modelli’ in tutto il mondo. Non solo in Grecia e nell’impero romano, ma addirittura anche nelle Indie e in Cina. I Greci ritenevano che i sacerdoti egiziani fossero a conoscenza delle cose più antiche, addirittura a partire dai primi uomini che si erano salvati dall’ultimo dei diluvi. […]
Ha esercitato stimoli e ispirazioni di vario genere in modo particolare la figura della dea Iside, della quale sono state date interpretazioni filosofiche al più alto livello, soprattutto, da Plutarco.

iside
Iside fu considerata la figlia di Saturno e di Rea. Si congiunse al fratello Osiride, quando era ancora con lui nel grembo di Rea. Si congiunse al fratello Osiride, quando era ancora con lui nel grembo di Rea. Nacque quindi incinta, e generò il figlio Oro. Il fratello Tifone, di animo malvagio, fu un acerrimo avversario della coppia. In particolare fu nemico di Osiride, che riuscì a uccidere con un macabro stratagemma. Organizzò un sontuoso banchetto e invitò gli ospiti a stendersi in una cassa costruita in modo assai bello, con la promessa di donarla a colui che dimostrasse di avere la giusta proporzione. Quando Osiride entrò nella cassa, venne rinchiuso violentemente in essa, e gettato nel Nilo. Iside si disperò, pianse lungamente, finché non riuscì a trovarlo presso un tamarisco in Fenicia, dove era stato trasportato dalle acque di fiume.
Ma il malvagio Tifone fece aprire la cassa e tagliò a pezzi il corpo di Osiride, facendoli spargere in varie parti dell’Egitto. Iside non si arrese: con grande dolore, piangendo a lungo, cercò le sparse membra dell’amato fratello – marito, e man mano che le ritrovava faceva costruire un sepolcro per ciascun membro nella precisa località in cui lo trovava.
Tifone, che dopo essersi impossessato del dominio con violenza cercava di consolidarlo, fu attaccato e sconfitto per due volte da Oro. Ma Iside non volle che il figlio uccidesse ed eliminasse Tifone. Vedremo per qual ragione. Da ultimo si diffuse la credenza che le anime di Iside e Osiride fossero salite in cielo, e che si fossero identificate con il Sole e con la Luna, astri propizi agli uomini. E così vennero onorati. Fra le molte feste ad essi dedicate, una delle più celebri è quella in onore di Iside, fissata nel tempo in cui si presumeva cominciasse a piangere la morte di Osiride, ossia nella stagione in cui il fiume Nilo iniziava a ingrossarsi, appunto per le lacrime versate dalla dea.

Da sinistra a destra: 1) Horus, figlio di Osiride 2) Seth, nemico di Horus and Osiride, dio del disordine e delle tempeste. 3) Thoth, sio della scrittura 4) Khnum. 5) Hathor 6) Sobek 7) Ra, dio del sole 8) Amon 9) Ptah 1O) Anubis 11) Osiride 12) Iside.

Iside finì per diventare per l’immaginario degli antichi, madre dell’Universo, dispensatrice agli uomini di tutti i benefici, immagine riassuntiva delle dee e degli dei. Nella eccellente raccolta di tutte le testimonianze sulla religione della dea curata da P. Scarpi con la collaborazione di B. Rossignoli (nel volume Le religioni dei misteri, vol. II Lorenzo Valla – Mondadori 2002) il lettore potrà trovare un quadro pressoché completo delle notizie e delle interpretazioni che ci sono pervenute. Ecco come nelle Metamorfosi Apuleio presenta la dea nel momento culminante dell’iniziazione misteriosa in cui si manifesta a Lucio: ‘Eccomi, sono qui, Lucio, toccata dalle tue preghiere, io, la madre della natura, signora di tutti gli elementi, l’origine primordiale di tutti i secoli, massima tra gli Dei, regina dei Mani, prima tra i Celesti’. E ancora: ‘Io degli dei e delle dee rappresento l’aspetto uniforme e col mio cenno, governo i culmini radiosi del cielo, i salubri venti del mare, i silenzi carichi di pianto degli inferi. Unica è la mia sostanza divina pur venerata in tutto il mondo sotto multiformi aspetti e sotto diversi nomi.’

L’interpretazione antica della dea più alta dal punto di vista speculativo è quella di Plutarco, contenuta nel suo celebre Iside e Osiride (riedito da Bompiani nel 2002, nella traduzione classica di Cilento). Il filosofo interpreta il mito, in generale, come una delle vie per le quali l’uomo giunge al vero, e scrive: ‘Proprio come gli scienziati dicono che l’iride risulta dal fenomeno di riflessione del sole e deve le sue varie gradazioni di colore al nostro sguardo che si ritira dal sole e si volge alla nube, così parimenti il mito per noi di quaggiù non è altro che il riflesso di una verità superiore, che torce il pensiero umano in una direzione sensibile’.
Secondo Plutarco Iside simboleggia la pazienza ed è connessa con il Bene: Osiride è il dio che ha fatto uscire gli Egizi dalle barbarie, dando al paese leggi e civiltà; le sue membra disperse ovunque, diventate sepolcri e templi, costituiscono quasi un nesso strutturale dell’umano con il divino, un perenne richiamo degli uomini al divino. Tifone rappresenta il principio del male.
Ecco la più generosa interpretazione che Plutarco offre dei rapporti di Iside (il Bene) con Tifone (il Male). Quando il figlio Oro sconfigge Tifone, lo potrebbe uccidere. Ma Iside non vuole, nonostante i mali da lui prodotti. Perché mai? Ecco la risposta dei filosofi: ‘Perché questa è la legge della natura, che nulla entri nell’esistenza senza causa, e se il bene non può fornire una causa per il male, allora segue che la natura debba avere in se stessa la fonte e l’origine particolare, distinta, del male, proprio come ne ha una, tutta sua, il bene.
Tale è pensiero dell’umanità e dei suoi più nobili pazienti. Questi infatti credono che vi siano due principi divini, questi rivali, tra loro, l’uni artefice dei beni, l’altro dei mali’. Ecco il vertice dell’interpretazione di Plutarco. Il massimo dei bene che un uomo può ottenere è la conoscenza dei divino. Ma il dio è assai lontano dalla terra, privo di materia e incontaminato. L’uomo, finché è imprigionato nei corpi, rimane lontano dal dio. Può però giungere alla conoscenza di Lui, sia pure con una visione oscura, mediante il pensiero attraverso la filosofia. Liberatasi dal corpo l’anima dell’uomo giunge all’immortale e all’invisibile, e quindi alla contemplazione di dio, che è bellezza ineffabile e indescrivibile. ‘Di questa bellezza – conclude Plutarco – Iside, come l’antica favola mette in luce, è eternamente innamorata, e la persegue e le si congiunge e riempie la nostra terra di quaggiù di tutte le cose belle e buone’.
I templi e i luoghi sacri alla dea nel mondo antico erano molto diffusi. A Roma, per esempio, vi era un tempio sacro alla dea assai famoso. Porfirio ci narra che una volta accettò che un sacerdote egiziano evocasse il demone che lo custodiva e scrisse: ‘Dopo che Plotino accettò, l’evocazione del demone avvenne nel tempio di Iside: l’egiziano, infatti, sosteneva che a Roma soltanto quel luogo fosse puro. Il demone fu evocato sotto i loro occhi, ma comparve un dio che non apparteneva al genere dei demoni. Allora l’egiziano esclamò: ‘Beato te che hai un dio per demone e non un custode di grado inferiore!’.

A poco a poco in epoca cristiana i templi di Iside vennero distrutti. L’ultimo, nell’isola File sul Nilo, fu chiuso nel 536 e trasformato in chiesa cristiana. Qualche statua di Iside in cui veniva rappresentata con Oro in braccio, venne trasformata in statua della Madonna con Cristo in braccio.
In un concilio del 431 l’antico nome di Iside, Madre di Dio, venne adottato come epiteto di Maria. Per concludere, ricordiamo come la città di Parigi deriverebbe (secondo una delle varie etimologie) dal nome della Dea: Paris (Par – Is) deriverebbe da Para e Iside, città presso il tempio di Iside. La stessa cattedrale di Notre Dame deriverebbe da un antico tempio di Iside, e lo stesso nome richiamerebbe la qualifica principale della dea.

Carrus Navalis, Navigium Isidis. Pittura murale proveniente da Ostia, Roma, Musei Vaticani.

PER APPROFONDIRE

Il mito di Amore e Psiche narrato da Luciano De Crescenzo. CLICCA QUI.
Il mito nell’arte, da A. Canova a Giulio Paolini (in progress…):
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