Ars dicendi

oratoria

“Nel IX libro dell’Iliade i capi dell’esercito acheo decidono di inviare un’ambasceria ad Achille per convincerlo a partecipare ai combattimenti. Della delegazione che deve persuadere l’eroe omerico a sollevare le sorti della guerra contro i Troiani fanno parte Ulisse, Aiace e Fenice. Quest’ultimo ricorda i tempi in cui gli fu affidato Achille dal padre Peleo e lo rievoca dicendo:

Fanciullo, che non sapevi ancora la guerra crudele,
non i consigli, dove gli uomini nobilmente si affermano.
E mi mandò per questo, perché te li apprendessi,
e buon parlatore tu fossi e operatore di opere.

Il. IX 440-443; trad. di R. Calzecchi Onesti

Questi versi sono commentati da Cicerone:

Presso gli antichi, a quanto sembra, il medesimo ammaestramento insegnava sia ad agire onestamente sia a parlare correttamente, e gli insegnamenti non erano distinti: gli stessi uomini erano maestri di vita e di oratoria. Per esempio, in Omero troviamo Fenice che narra di essere stato assegnato come compagno d’armi al giovane Achille dal padre di questi Peleo, perché ne facesse «un oratore e un uomo d’azione nello stesso tempo».
Orat. III 57, 5 ss.; trad. di E.Narducci

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