Petronius Arbiter

… Si bene calculum ponas, ubique naufragium est.  Satyricon, CXV

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Testo integrale dell’opera in lingua latina: CLICCA QUI

La Cena Trimalchionis: lettura in traduzione italiana.

Federico Fellini, Satyricon, 1969. Sui rapporti tra il film e il romanzo di Petronio si veda l’articolo di Ester Brunet “Tramandare-tradire”: storiografia e senso dell’antico nel Fellini Satyricon, in Engramma, La tradizione classica nella memoria occidentale

La prima seduzione cui resistere è, comunque, quella di credere che l’ultimo film di Fellini sia un pur libero adattamento del Satyricon di Petronio. Infatti, il suo pur libero adattamento dal Satyricon Fellini lo ha già girato 10 anni fa sotto il titolo La dolce vita […]. Sotto il titolo Fellini Satyricon si nasconde […] un pur libero adattamento da Il viaggio di G. Mastorna [il film previsto e mai realizzato subito prima del Fellini Satyricon], un viaggio con la morte non come temuto punto di arrivo, ma come scontato punto di partenza, un viaggio agli inferi.

ORESTE DEL BUONO

La cena di Trimalcione.

Federico Fellini, Satyricon, 1969: la matrona di Efeso.

Federico Fellini, La dolce vita, 1960

Testi a confronto:

F. Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby, 1925

“Nell’ottobre 1924, senza molta convinzione, Francis Scott Fitzgerald presentò alla casa editrice Charles Scribner’ s Son di New York un nuovo romanzo, Trimalcione. L’ opera non piacque a Maxwell Perkins, il direttore, uno dei suoi migliori amici, e Fitzgerald la ritirò in fretta e volentieri. Nelle settimane successive, i due discussero se, come e quando cambiarla, e nella primavera del ‘ 25, Scott Fitzgerald si trasferì a Roma e a Capri con la moglie Zelda per due mesi, e vi rimise mano. Nacque un libro del tutto diverso, che l’autore avrebbe voluto intitolare “Rosso bianco e blu”, i colori della bandiera americana. “No – disse Perkins – si chiamerà Il grande Gatsby. Fu il capolavoro di Fitzgerald, che morì nel 1940, poco più che quarantenne. Ancora oggi, in America si vendono 300 mila copie all’ anno del Grande Gatsby.
Che fine fece Trimalcione? Per tre quarti di secolo, rimase sepolto nella biblioteca della prestigiosa universita’ di Princeton, dimenticato dai più, finche’ nel ‘ 98 James West, un professore di letteratura nell’università della Pennsylvania, non lo adottò come testo di studi, a modello degli inediti dei massimi scrittori americani. Risultato: a maggio la Cambridge Press lo ha pubblicato in un’edizione critica. […] “Come dice il titolo dell’inedito, Fitzgerald si rifece al personaggio del Satyricon di Petronio, lo schiavo arricchito Trimalcione che cercò di conquistarsi il rispetto dei notabili con ricevimenti in maschera tanto sfarzosi quanto di cattivo gusto”.
Ennio Caretto, “Corriere della Sera”,  28 novembre 1999
PER APPROFONDIRE CLICCA QUI e QUI.

«[…] la verità è che sono vuoto, e credo che le persone lo sentano. Deve essere per questo che continuano a costruire storie su di me, perché non sia così vuoto». F.S.F., Trimalchio, 1924

“They’re a rotten crowd….You’re worth the whole damn bunch put together”

Al centro del giardino all’italiana si allargava un piazzale circolare con una grande fontana esagonale di pietra. Sulla superficie dell’acqua galleggiavano petali di rosa. Ai lati erano disposti dei carretti siciliani su cui era poggiato ogni ben di Dio. Sculture di ghiaccio raffiguranti angeli e fauni si scioglievano sotto il tiepido sole di una giornata primaverile romana. In un angolo erano sistemati i tavoli apparecchiati. Tra gli invitati si muovevano pavoni, fagiani e tacchini addomesticati. Un gruppo di musicisti sui trampoli suonava arie barocche.
Erano arrivati già un sacco di ospiti. Gente dello spettacolo, politici e tutta la squadra della Roma di cui Chiatti era un gran tifoso.
Fabrizio, a braccetto di Simona, si fece largo tra la folla. Si sentiva osservato e invidiato. Ripropose l’atteggiamento usato alla presentazione a Villa Malaparte.
Confuso e annoiato, costretto per ragioni inesplicabili a mischiarsi tra quella gente così diversa da lui. Vide il carretto con i superalcolici. – Vuoi qualcosa, Simona?
L’attrice guardò con orrore le bottiglie di alcol. – Un bel bicchiere d’acqua naturale. Fabrizio si fece uno dopo l’altro un paio di scotch. L’alcol lo rilassò. Si accese una sigaretta e si mise a osservare gli invitati come fossero dentro un acquario. Tutti si guardavano, si riconoscevano, si criticavano, si salutavano con un leggero cenno del capo e si sorridevano soddisfatti sapendo di essere parte di una comunità di Padreterni.[…]
Simona intanto aveva rimediato un piatto con un’unica, solitaria ovolina. – Non sapete quanta roba buona c’è da mangiare. C’è un carretto su cui friggono carciofi, mozzarelline e fiori di zucca. Madonna mia quanto mi piacciono i frittini. Me li mangerei tutti. Peccato che non posso…
Bocchi prese un cubetto di ghiaccio dal drink e se lo passò sul collo come fosse agosto. – Perché?
– Mi chiedi perché! Ho preso tre etti. Non lo vedi che sono obesa – . L’attrice mostrò lo stomaco piatto e senza un filo di grasso al chirurgo. – Mi puoi prenotare una lipo?
– E che problema c’è, Simo’. Ma secondo me le uniche cellule grasse che hai ancora in corpo stanno là – . Indicò il cranio. E poi serio: – Posso prenotarti una liposuzione al cervello.
L’attrice fece una risatina svogliata. – Sei il solito cafone.
Il chirurgo si alzò e si stiracchiò. – Vabbe’ io vado a fare un giro, ci si becca dopo.
Fabrizio cinse con il braccio la vitina di Simona. – Ci facciamo un giretto anche noi? Che dici?

N. AMMANITI, Che la festa cominci, Einaudi, 2009

La grande bellezza, di Paolo Sorrentino, 2013. Premio OSCAR 2014

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