Gaugamela, la piana di Alessandro e Dario

battaglia di Gaugamela

Veduta aerea di Tell Gomel e della piana dove ha avuto luogo la battaglia di Gaugamela. CREDITS: http://www.archeostorie.it

Cinzia Dal Maso, “Domenica – Il Sole 24 ore”, 14 luglio 2019

Era il 1° ottobre dell’anno 331 a.C. Alessandro Magno aveva già conquistato l’Asia Minore, e coste di Siria e Palestina, l’Egitto. Aveva già sconfitto Dario III in persona a Isso, in Cilicia, e fatto prigioniere la madre, la moglie e le figlie. Ma il re di Persia era riuscito a fuggire. Doveva quindi braccarlo. Serviva una nuova schiacciante vittoria per diventare definitivamente re dell’Asia e avere tutte le capitali dell’Oriente ai propri piedi. Quella vittoria venne a Gaugamela, una piana aperta scelta da Dario per non rischiare di rimanere intrappolato com’era avvenuto a Isso. Eppure fu battuto da un esercito macedone molto inferiore di numero ma strategicamente più scaltro. Alessandro ebbe così la via dell’Asia spianata. Si è sempre saputo che Gaugamela si trovava nell’ampia piana tra il fiume Tigri e i monti Zagros, non lontano dall’odierna Mosul (la Ninive assira), ma il luogo esatto non era mai stato identificato. Certo, c’era una collinetta chiamata Tell Gomel il cui nome riecheggia quello di Gaugamela, ma non vi era nessuna certezza prima che l’archeologo Daniele Morandi Bonacossi, dell’Università di Udine, cominciasse a indagarla.

Perché ora Morandi ha fornito prove schiaccianti che Tell Gomel è proprio Gaugamela. La grande battaglia che ha cambiato le sorti del mondo si è combattuta proprio lì. Morandi lavora nel Kurdistan iracheno con la sua équipe dal 2012. È stato tra i primi archeologi a intraprendere ricerche colà, non appena le condizioni politiche lo hanno consentito. E il suo primo compito, e il più necessario, è stato la mappatura di tutti i siti archeologici dell’area a lui data in concessione, dalla preistoria al periodo islamico. Perché fino ad allora il Kurdistan iracheno era terreno “vergine”: le continue guerre non avevano mai consentito ad alcuno di eseguire ricerche appropriate. E l’avanzare dello Stato Islamico nel 2014, ha poi reso la ricognizione ancora più urgente: interi monumenti rischiavano di sparire senza che se ne conservasse memoria. Morandi ha battuto a tappeto un’area di ben 3000 chilometri quadrati all’estremo nord del paese utilizzando tutte le tecnologie più all’avanguardia, e vi ha scoperto e mappato circa 1100 siti che rivelano i diversi modi di utilizzo e popolamento del territorio nei secoli. Alcuni di questi siti sono stati poi protetti, altri restaurati perché deturpati dal tempo e dai vandali. Ha attrezzato un laboratorio di restauro nel Museo nazionale della città di Dohuk, e formato restauratori e tecnici in diverse discipline. Ha persino scritto per loro manuali in lingua curda.

Ha però anche coronato il suo sogno: scoprire com’era organizzato il cuore dell’impero assiro. Finora si conoscevano le grandi capitali, Ninive e Khorsabad, ma non il loro territorio. Per questo il progetto di Morandi si chiama «Terra di Ninive». Le sue ricerche hanno rivelato che in epoca assira quella terra era densamente popolata con insediamenti, fattorie, mulini, e strade che portavano ovunque. Ma soprattutto era irrigata con dighe e canali che deviavano le acque dai grandi fiumi. E acquedotti in pietra, i più antichi della storia, che hanno trasformato quella terra in un grande giardino capace di rifornire la capitale di tutto il necessario. Mentre sulle prime pendici dei monti Zagros c’erano rilievi spettacolari che raccontavano le gesta dei grandi re d’Assiria, a partire per l’appunto dalle costruzioni dei grandi canali irrigui.

Si è dunque scoperto un nuovo capitolo di storia assira, e ora Morandi sta lavorando al progetto di un parco archeologico e sta predisponendo il dossier per chiedere l’inserimento della Terra di Ninive nella lista del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Perché tutto il mondo conosca questa meraviglia di gestione territoriale e di capolavori dell’arte e dell’ingegneria antiche. A Tell Gomel, invece, Morandi ha cominciato a scavare, portando alla luce un edificio pubblico e tombe del II millennio a.C., testimonianze dell’esistenza di un centro assiro, e soprattutto di un fiorente insediamento di epoca ellenistica che prosperò a seguito della famosa battaglia. Ma quel che lo ha portato sulla pista giusta è stata un’iscrizione, incisa sulla montagna vicina, con cui il re assiro Sennacherib (704-681 a.C.) celebrò la costruzione di un acquedotto parlando, tra l’altro, delle «acque della città di Gamgamara». Un nome che suonava troppo familiare.

Allora Morandi si è rivolto ai linguisti che hanno individuato le dinamiche di trasformazione del toponimo dall’assiro Gamgamara al greco Gaugamela al medievale Gogemal al moderno Gomel. Non c’erano già più dubbi. Ma Morandi ha anche ragionato con storici e topografi che attorno a Tell Gomel  hanno identificato tutti i luoghi della battaglia così come li avevano descritti gli storici antichi. Infine ha studiato con occhio più attento i rilievi rupestri dei monti lì attorno, da dove si domina il campo di battaglia, e vi ha individuato non pochi indizi di celebrazioni della vittoria di Alessandro. A cominciare dal rilievo di Gali Zardak dove si vede una vittoria alata che porge una corona a un cavaliere, con iconografie chiaramente ellenistiche. Si trova su un monte che è forse quello citato dagli storici antichi perché dopo la battaglia fu ribattezzato monte Nikatorion, monte “della vittoria”. Ma è interessante anche uno dei famosi rilievi di Khinnis, a 20 chilometri da Tell Gomel: lì un’iscrizione assira è stata cancellata per incidere il contorno di un cavaliere ellenistico che, armato di sarissa, pare colpire il re assiro (e per trasposizione il re persiano). E sono stati individuati anche rilievi costellati di stelle argeadi, forse il simbolo stesso della casa regnante macedone e della Macedonia antica. A questo punto le prove erano davvero tante, troppe. La piana di fronte a Tell Gomel è, oramai con quasi assoluta certezza, il luogo dove Alessandro compì la grande impresa e s’impadronì di fatto di tutto l’impero persiano. È una vera bella scoperta avvenuta quasi per caso, mentre in fondo si cercava altro. Come accade a molte vere belle scoperte.

Per  tutti gli approfondimenti sul progetto Terra di Ninive CLICCA QUI.

L’area delle ricerche visualizzata su Google Earth

CREDITS: http://www.terradininive.com

Jebel-Maqlub visto da Tell-Gomel. CREDITS: Terra di Ninive

 

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Il sito latinorum.tk è nato per accompagnare le mie lezioni dedicate alla cultura latina, per proporre divagazioni "extra ordinem" sulla classicità e per condividere in rete percorsi e materiali. Si tratta di un lavoro in fieri, che si arricchirà nel tempo di pagine e approfondimenti. Grazie anticipatamente a chi volesse proporre commenti, consigli, contributi: "ita res accendent lumina rebus…" Insegno Italiano & Latino al Liceo Scientifico ”G. Galilei” di San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Curo anche il blog illuminationschool.wordpress.com e un sito dedicato a Dante e alla Divina Commedia, www.dantealighieri.tk.
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