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PAOLO DE LUCA, Amanti, poeti e gladiatori sui muri dell’antica Pompei, “La Repubblica”, 10 gennaio 2013

ANCHE Pompei aveva i suoi vandali. Imbrattamuri, graffitari: i “taggers” del mondo antico, che scalfivano con i propri stiletti le pareti di domus ed edifici pubblici. Più di diecimila le loro incisioni, rilevate nei luoghi sepolti dall’eruzione del 79 d.C. Sono pubblicate nel quarto dei diciotto volumi del “Corpus inscriptionum latinarum”, monumentale raccolta di iscrizioni romane avviata nel 1847 da Theodor Momsen. Un’opera in continuo aggiornamento, come spiegherà oggi Antonio Varone, tra i massimi esperti del settore, in un incontro (ingresso libero, alle 15) al Museo Archeologico Nazionale. L’ex direttore degli scavi pompeiani darà anche qualche anticipazione sui rilievi inediti delle oltre mille iscrizioni ritrovate negli ultimi decenni di scavi a Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti, in pubblicazione entro il 2015. Varone figura inoltre tra gli autori di tre volumi per la Soprintendenza in cui sono riportate “muro per muro” tutte le scritte già censite. Stavolta corredate di foto, a differenza del “Corpus”, che ne presenta solo una trascrizione. «Il graffito – spiega l’ex direttore – è un solco diretto sulla storia. Un documento originale, privo di interpolazioni, filtri di copisti e aggiunte». Molti riportano anche la firma dell’autore, come un certo Orphaeus, nome mai trovato prima a Pompei, che chiede di votare per un amico.
Un’altra iscrizione inedita, proveniente da una villa di Scafati recita l’adagio “Sappi, ama e osa mille volte, senza aver paura”. Alcune auspicavano un guadagno dalle partite a dadi, altre elogiavano un gladiatore o una focosa amante. Spunta anche un poeta, Tiburtinus, che scriveva sulla parete del Teatro piccolo “Se sai cos’è l’amore, abbi di me misericordia”. «Si tratta di veri e propri carmi, oggi affissi al Museo nazionale – prosegue Varone -Sono simili a quelli dei poetae novi votati all’amore, capeggiati da Catullo”. Non mancano gli attivisti politici. Qualcuno appunta contro Nerone a via dell’Abbondanza che “sua madre Agrippina era anche la sua amante”. Di diversa opinione il graffitaro nella Casa di Gaio Polibio che loda il principe “per i doni portati in città (che visitò dopo il terremoto del 62 dopo Cristo, ndr), con la moglie Poppea”.
Uno dei graffiti più caratteristici, a villa dei Misteri, è la caricatura di un certo Rufo, poeta dal naso pronunciato, con la fronte cinta dall’alloro. Non solo versi e massime: uno degli inediti più ruspanti, proviene da Stabia e aggiunge un nuovo costrutto alla già ricca fraseologia latina: “Hic cacavi et non extersi”. Non è necessaria una traduzione.

F. RAZZETTI, Introduzione all’epigrafia latina, Mediaclassica Loescher

A. POLITO, La poesia sui muri di Pompei. CLICCA QUI.

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