Nell’epoca di twitter serve un nuovo umanesimo

Carlo Carena, “Domenica – Il Sole 24 ore”, 28 luglio 2019

Ivano Dionigi prosegue nelle sue analisi, diagnosi e ricette per i malanni del nostro tempo. La sua scienza della classicità e la sua esperienza di docente di Letteratura latina, poste anche in orizzonti più ampi dagli anni del suo rettorato all’Università di Bologna, hanno già ispirato un paio d’anni fa Il presente non basta presso Mondadori, in cui additava le benemerenze passate del latino nella comunicazione, nelle letterature e nella politica europee; le sue qualità valide anche al tempo di twitter. Assurdo e impossibile, ovviamente, il parallelo fra la comunità aggregata intorno al latino dai tempi ciceroniani a quelli della cultura classica di alcuni decenni fa, e le modalità comunicative virali dei nostri giorni. Ma alcune caratteristiche latine quali la brevità, l’incisività, la densità, si propongono come un magistero non perento, anzi esemplare per il nostro parlare e scrivere nel sermo cotidianus. La nuova rete comunicativa dell’informazione e del sapere ha bisogno di un ammaestramento che solo la scuola può dare, ponendo a fronte il passato col presente e fin con futuro.

Osa sapere, il nuovo volume di Dionigi nelle edizioni Solferino, è una rivendicazione anche qui non fanatica, ma solida e ben argomentata, della nobiltà e dell’utilità della cultura in un’èra difficile come la nostra, resa attonita da inimmaginabili rivoluzioni sociali e scientifiche: l’espansione demografica, l’invasione delle immigrazioni, le diverse mentalità, lo sconvolgimento delle tecnologie. Mettendo in discussione e in bilico le nostre identità, esse ci impongono di attrezzarci per sopravvivere bene e intelligentemente, servendoci di tutto il sapere, anche e più che mai del passato, che viene spazzato via e invece contiene non inutili insegnamenti. Dobbiamo avere quanto mai «il coraggio di usare la nostra intelligenza e di apprendere saggiamente», come suona il motto di Orazio nelle sue Epistole, tratto da Kant a motto dell’uomo illuminato, e qui da Dionigi a titolo del suo libro.

Dionigi si rifà ai caratteri e all’esperienza del latino per porre un confronto esemplare e istruttivo per questa crisi culturale. Il latino raggiunse, ebbe e subì nei molti secoli della sua presenza una sovranazionalità che comprese popolazioni diversissime, estranee, barbare e cristiane; traversie e traversate compiute come lingua di corti e di popolo, di letterati e di politici, sussistendo e convivendo anche, ad un certo punto, con altre lingue da lui stesso germinate. Roma stessa nacque al suo principio dalla fusione di popolazioni diverse e limitrofe in una piccola area; offrì nella sua nuova città asilo per chi vi si rifugiasse: col che vi si rifugiò, narra Livio, una folla dalle popolazioni vicine, che cercava una vita nuova, senza distinzione alcuna di liberi o schiavi. E provvide, Romolo, anche al futuro dei suoi mescolando la propria razza con un’altra rapinando le donne sabine.

All’altro capo di questa storia, Roma accomunò addirittura tutti i popoli dell’orbe con una prospettiva di strabiliante lungimiranza e di merito imperituro, per ciò che fu allora e sarebbe dovuta valere sempre. Quando Caracalla nel 212 emanò il suo editto, che estendeva a tutti i residenti dell’Impero, nativi o sopraggiunti, i diritti di cittadinanza, «stimo – scrisse – di poter corrispondere splendidamente e piamente alla maestà degli dèi, se donerò la cittadinanza romana a tutti gli stranieri che si aggiunsero al numero dei miei sudditi. E questo editto accrescerà la maestà del popolo romano, poiché attribuirà agli altri la sua medesima dignità». Con questo “imperialismo lungimirante” Roma stessa recepiva e si arricchiva a sua volta di altre culture, come aveva sempre fatto. Oltre a questo, un altro mostruoso problema che si crea nel nostro tempo è la separazione che il rapidissimo progresso tecnologico ha istituito nella cultura fra la tecnica e l’umanistica. Una cultura onnicomprensiva è divenuta impossibile e persino rifiutata, e la concordia discors dei saperi si è infranta, ormai impossibile per chicchessia. Osserva Dionigi con grande finezza che la tecnologia, nata come alleata della scienza in soccorso dell’uomo, oggi non è più uno strumento ma un’entità che invade e pervade, perfeziona e supera l’uomo stesso e la natura, garantendo loro che ormai nulla non è più impossibile.

Di fronte a questo presente di cui sono signori e vittime soprattutto i giovani, Dionigi addita l’esempio di Petrarca, nato anch’egli sul crinale di due civiltà diversissime, l’una morente e l’altra nascente; vi si pose, volgendo lo sguardo avanti e insieme indietro (simul ante retroque prospiciens, nei Rerum memorandarum libri, 1, 19), per ciò che vi si trova di sostanzialmente simile e di radicalmente diverso. Perché anche le conquiste dell’umanesimo petrarchesco non sono date oggi per semplicemente acquisite, ma superate e obliabili. Il nostro umanesimo oggi non può più essere «trionfalistico e roccioso, ma interrogante e dubitante», conclude Dionigi. Una bella sfida, per uomini audaci, a cui dal suo vascello sicuro per la bontà della bussola il professore getta un salvagente in gurgite vasto.

Ivano Dionigi Solferino, Milano, pagg. 92, € 7,90

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Il sito latinorum.tk è nato per accompagnare le mie lezioni dedicate alla cultura latina, per proporre divagazioni "extra ordinem" sulla classicità e per condividere in rete percorsi e materiali. Si tratta di un lavoro in fieri, che si arricchirà nel tempo di pagine e approfondimenti. Grazie anticipatamente a chi volesse proporre commenti, consigli, contributi: "ita res accendent lumina rebus…" Insegno Italiano & Latino al Liceo Scientifico ”G. Galilei” di San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Curo anche il blog illuminationschool.wordpress.com e un sito dedicato a Dante e alla Divina Commedia, www.dantealighieri.tk.
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