Roman Britain: i romani in Britannia

Tabula Peutingeriana: la Britannia romana

Tabula Peutingeriana: la Britannia romana

Per primo tra tutti i Romani il divino Giulio entrò con un esercito in Britannia; ma, per quanto abbia atterrito gli abitanti con uno scontro fortunato, si può pensare che egli abbia indicato, più che consegnato, l’isola ai posteri.
Tacito, Agricola, 13, 2

Britanniae pars interior ab iis incolitur quos natos  in insula ipsi memoria proditum  dicunt, maritima pars ab iis qui praedae ac belli inferendi causa ex Belgio transierunt – qui omnes fere iis nominibus civitatum appellantur, quibus orti ex civitatibus eo pervenerunt – et bello inlato ibi remanserunt atque agros colere coeperunt.
Hominum est infinita multitudo creberrrimaque aedificia fere Gallicis consimilia, pecorum numerus ingens. Utuntur aut aere aut nummo aureo aut taleis ferreis ad certum pondus examinatis pro nummo. Nascitur ibi plumbum album in mediterraneis regionibus, in maritimis ferrum, sed eius exigua est copia; aere utuntur importato. Materia cuiusque generis ut in Gallia est, praeter fagum et abietem. Leporem et gallinam et anserem gustare fas non putant; haec tamen alunt animi voluptatis causa. Loca sunt temperatiora quam in Gallia remissioribus frigoribus. 
Caesar, De bello Gallico, V, 14

Le campagne di guerra di Cesare in Britannia: un breve VIDEO in lingua inglese. Lo sbarco di Cesare (pagina in lingua inglese).

Il primo sbarco in Britannia (55 a. C.): una spedizione esplorativa.

Estate del 55 a.C., 26 agosto, mezzanotte circa: Cesare salpa con due legioni da Portus Itius (Porto Izio, dal celtico ‘icht’, canale, oggi Boulogne sur mer), il tratto più breve – circa 30 miglia – dalle bianche scogliere di Dover. La flotta è formata da circa 80 navi da carico leggere (actuariae), “numero che giudicava sufficiente per il trasporto delle legioni. […] Ad esse si aggiungevano altre 18 navi da carico (onerariae naves)».
Verso le nove del mattino del 27 agosto approda nel Kent (Cantium), probabilmente lungo l’attuale tratto di costa nei pressi di Deal-Walmer Castle, spiaggia rocciosa e ciottolosa poco distante dalle scogliere calcaree di Dover. Cesare ha con sé la VII e la X legione.

Caesar, De Bello Gallico, IV, 23:

His constitutis rebus, nactus idoneam ad navigandum tempestatem III fere vigilia solvit equitesque in ulteriorem portum progredi et naves conscendere et se sequi iussit. A quibus cum paulo tardius esset administratum, ipse hora diei circiter IIII cum primis navibus Britanniam attigit atque ibi in omnibus collibus expositas hostium copias armatas conspexit.  Cuius loci haec erat natura atque ita montibus angustis mare continebatur, uti ex locis superioribus in litus telum adigi posset. Hunc ad egrediendum nequaquam idoneum locum arbitratus, dum reliquae naves eo convenirent ad horam nonam in ancoris expectavit. Interim legatis tribunisque militum convocatis et quae ex Voluseno cognovisset et quae fieri vellet ostendit monuitque, ut rei militaris ratio, maximeque ut maritimae res postularent, ut, cum celerem atque instabilem motum haberent, ad nutum et ad tempus omnes res ab iis administrarentur. His dimissis et ventum et aestum uno tempore nactus secundum dato signo et sublatis ancoris circiter milia passuum septem ab eo loco progressus, aperto ac plano litore naves constituit.

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D’un tratto le nebbie si diradarono. Per un momento l’isola apparve alla piena luce del giorno storico. In sé, l’invasione della Britannia ad opera di Giulio Cesare fu un episodio rimasto senza seguito, ma dimostrò che la potenza di Roma e la civiltà del mondo mediterraneo non erano necessariamente vincolate alla costa atlantica. Lo sbarco di Cesare gettò un ponte sul taglio scavato dalla natura…
Winston Churchill, Storia dei popoli di lingua inglese, 1956

Il secondo sbarco di Cesare in Britannia (54 a. C.): una spedizione dimostrativa e propagandistica.

La flotta romana conta ora ottocento navi, 5 legioni (circa 25.000 uomini) e 2000 cavalieri. Il 6 luglio del 54, ad solis occasum, il vento Africo rende possibile la partenza dell’esercito. Lo sbarco avviene il giorno seguente, verso mezzogiorno, lungo il tratto di costa già noto (tra Deal e Sandwich). Dopo aver lasciato a guardia della flotta un presidio di 10 coorti e 300 cavalieri (cohortibus decem ad mare relictis et equitibus trecentis), muove immediatamente contro il nemico: ubi ex captivis cognovit quo in loco hostium copiae consedissent […] de tertia vigilia ad hostes contendit.

Caesar, De Bello Gallico, V, 8

His rebus gestis, Labieno in continente cum tribus legionibus et equitum milibus duobus relicto ut portus tueretur et rem frumentariam provideret quaeque in Gallia gererentur cognosceret consiliumque pro tempore et pro re caperet, ipse cum quinque legionibus et pari numero equitum, quem in continenti reliquerat, ad solis occasum naves solvit et leni Africo provectus media circiter nocte vento intermisso cursum non tenuit, et longius delatus aestu orta luce sub sinistra Britanniam relictam conspexit. Tum rursus aestus commutationem secutus remis contendit ut eam partem insulae caperet, qua optimum esse egressum superiore aestate cognoverat. Qua in re admodum fuit militum virtus laudanda, qui vectoriis gravibusque navigiis non intermisso remigandi labore longarum navium cursum adaequarunt. Accessum est ad Britanniam omnibus navibus meridiano fere tempore, neque in eo loco hostis est visus; sed, ut postea Caesar ex captivis cognovit, cum magnae manus eo convenissent, multitudine navium perterritae, quae cum annotinis privatisque quas sui quisque commodi fecerat amplius octingentae uno erant visae tempore, a litore discesserant ac se in superiora loca abdiderant.

Dopo essere giunto fino al Tamigi, sconfitto il ribelle Cassivellauno, capo della tribù dei Catuvellauni, il cui territorio si trovava a nord del Tamigi, accettata la resa, imposti dei tributi e presi degli ostaggi, Cesare fa ritorno in Gallia, propter repentinos Galliae motus. Le legioni romane salpano all’inizio di settembre del 54 a. C.

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“Local legend has it that Caesar crossed the Thames at Cowey Sale, just upstream from where Walton Bridge now stands. Here Caesar encountered Cassivellaunus, King of the British Catuvellauni tribe, who defended the opposite bank with a breastwork of stakes. The Anglo-Saxon historian Bede described these stakes in 8th century AD as ‘formed of the entire bodies of young oak trees. Wood so hardened as to resemble ebony – could be polished. Each about 6 foot long. Stood in 2 rows as if going across river. 9ft apart as water runs, 4ft apart crossing the river.’ (Historia ecclesiastica, Chapter 2). The presence of these stakes at Walton was taken as evidence that Julius Caesar had passed through Elmbridge. Further support was added by Caesar’s own report that ‘The river was passable on foot only at one place and that with difficulty’ (Commentaries on the Gallic War’s, Chapter 18). Apparently Walton and Brentford were the only places where the Thames could be forded.
Over the centuries the ‘Cowey Stakes’ theory was passed down and romanticised. William Camden wrote in his history of Britain: ‘I am on the banks of the River Thames. Perhaps the great Caesar crossed at this place’ (Britannia). Daniel Defoe also mentions it in his Tour Through England and Wales LEGGI TUTTO…

I romani di fronte alla wilderness dell’antica Britannia

J. CONRAD, Heart of Darkness [Cuore di tenebra], 1902

[….] «E anche questo», disse Marlow all’improvviso, «è stato uno dei luoghi di tenebra della terra.»
Era il solo fra noi che ancora “corresse” il mare. Il peggio che si potesse dire sul suo conto, era che rappresentava in modo atipico la sua categoria. Era un marinaio, ma era anche un vagabondo, mentre la maggior parte dei marinai conduce, se così si può dire, una vita sedentaria. La loro indole è casalinga; e la loro casa, la nave, se la portano sempre dietro, e così il loro paese, il mare. Non c’è nave che non assomigli a un’altra, e il mare è sempre lo stesso. Nell’immutabilità di ciò che le circonda, le coste straniere, le facce straniere, la mutevole immensità della vita, tutto scivola e passa, velato non dal senso del mistero, ma da un’ignoranza un po’ sdegnosa. Perché, per un marinaio, non c’è niente di misterioso al di fuori del mare, signore e padrone della sua vita, e imperscrutabile come il destino. Per il resto, gli bastano una passeggiata o una bisboccia a terra, di tanto in tanto, al termine del lavoro, per scoprire il segreto di un intero continente e per capire, di solito, che non valeva la pena di conoscerlo. I prolissi racconti dei marinai hanno una semplicità immediata e il loro significato sta tutto dentro un guscio di noce. Ma Marlow non era tipico (se non per la sua tendenza a essere prolisso); per lui il significato di un episodio non andava cercato all’interno, nel gheriglio, ma all’esterno, in ciò che, avviluppando il racconto, finiva col rivelarlo, come la luce rivela la foschia, allo stesso modo in cui l’illuminazione spettrale del chiaro di luna rende a volte visibili gli aloni nebulosi.
La sua osservazione non sorprese nessuno. Era nello stile di Marlow. Venne accolta in silenzio. Neanche un grugnito da parte nostra. E dopo un istante riprese a parlare, molto lentamente:
«Stavo pensando a quei tempi lontani, a quando i Romani vennero qui per la prima volta, millenovecento anni fa. L’altro ieri… È uscita la luce da questo fiume, da allora… I Cavalieri, dite? Già; ma è come una vampata che corre nella pianura, come un lampo fra le nuvole. Noi viviamo in quel guizzo, che possa durare finché questa vecchia terra continua a girare! Ma ieri, qui, c’erano le tenebre. Vi immaginate lo stato d’animo del capitano di una bella – com’è che si chiama? ah sì – trireme del Mediterraneo, che riceve bruscamente l’ordine di portarsi al nord, attraversare in gran fretta la terra dei Galli, prendere il comando di una di quelle imbarcazioni che i legionari – altra manica di uomini in gamba – costruivano a centinaia, in un mese o due, se si deve credere a quello che si legge. Immaginatevelo qui, in capo al mondo, un mare color del piombo, un cielo color del fumo, una nave non più rigida di una fisarmonica, a risalire questo fiume con delle provviste, degli ordini, o chissà cosa d’altro. Banchi di sabbia, paludi, foreste, selvaggi, ben poco da mangiare per un uomo civilizzato e da bere, solo l’acqua del Tamigi. Niente Falerno qui, niente scali a terra. Qua e là un campo militare sperduto nella landa selvaggia, come un ago in un pagliaio – il freddo, la nebbia, le tempeste, le malattie, l’esilio e la morte – la morte in agguato nell’aria, nell’acqua, nella boscaglia. Dovevano morire come mosche qui. Eppure lui se l’è cavata. E bene anche, indubbiamente, e senza neanche pensarci troppo, se non dopo, forse, per vantarsi di tutto quello che aveva dovuto sopportare. Sì, erano uomini quanto basta per poter guardare le tenebre in faccia. E forse lui si faceva coraggio tenendo d’occhio di tanto in tanto la possibilità di una promozione alla flotta di Ravenna, sempre che avesse buoni amici a Roma e che sopravvivesse all’orribile clima. Oppure provate a pensare a un giovane cittadino di buona famiglia con tanto di toga – troppo dedito ai dadi, forse, sapete dove portano – che arriva qui al seguito di qualche prefetto, o di un esattore delle imposte, oppure di un mercante, per rimettere in sesto la sua fortuna. Sbarcare in una palude, marciare nei boschi, e in qualche posto dell’interno sentirsi circondato da una natura selvaggia, assolutamente selvaggia – tutta quella vita misteriosa della landa selvaggia che si agita nella foresta, nella giungla, nel cuore degli uomini selvaggi. E non c’è iniziazione a questi misteri. Lui deve vivere in mezzo all’incomprensibile, che in sé è già detestabile. Che però ha anche un fascino, e che comincia a far presa sul nostro uomo. Il fascino dell’orrido, capite? Immaginate i rimpianti, sempre più grandi, il desiderio ossessivo di fuggire, il disgusto impotente, la resa, l’odio.»
Si interruppe.

History of Britain: un documentario della BBC scritto e presentato da Simon Schama. Part one: beginnings.

I Romani in Britannia: VIDEO (in inglese, con didascalie; durata 5′…).

Mike Ibeji, An Overview of Roman Britain (dal sito BBC. Articolo in lingua inglese sulla Britannia romana).

Battlefield Academy: Romans vs Ancient Britons

Battlefield Academy: Romans vs Ancient Britons: take the role of a Celtic chieftain and defend your hill fort from the Romans. One of four missions to hone your strategic military skills.

La conquista della Britannia (Atlantide, storie di uomini e di mondi, VIDEO in lingua italiana).

Ricostruzione di un villaggio della Britannia celtica

 Le strade romane in Britannia : fonte WIKIPEDIA.

Siân Echard, University of British Columbia: Roman Britain.

Encyclopedia Romana:  sito dell’Università di Chicago dedicato alla storia ed alla cultura romana. Vedi in particolare la sezione Roman Britain.

VINDOLANDA

Vindolanda Tablets online: CLICCA QUI

Claudia Severa invita Sulpicia Lepidina a raggiungerla in occasione del suo compleanno (Tab. Vindol. II, 291)

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A. K. BOWMAN, J. D. THOMAS, The Vindolanda Writing–Tablets (Tabulae Vindolanenses, II), London 1994, pp. 256–259 nr. 291, fine I–inizi II sec. d.C.:

Cl(audia) Severa Lepidinae [suae] / [sa]l[u]tem. / III idus Septembr[e]s soror ad diem / sollemnem natalem meum rogo / libenter facias ut venias / ad nos iucundiorem mihi / [diem] interventu tuo factura, si / [–]+[–c. 3–]s. / Cerial[em t]uum saluta; Aelius meus / 10 et filiolus salutant. / Sperabo te, soror! Vale, soror, anima mea, ita valeam / karissima et have. / Sulpiciae Lepidinae / Cerialis (scil. uxori), / a Severa.

«Claudia Severa saluta la sua Lepidina. Ti invito calorosamente, sorella mia, a venire il terzo giorno prima delle Idi di Settembre (l’11 settembre), per festeggiare il mio compleanno, per rendere quel giorno più felice con il tuo arrivo, se vieni. Salutami il tuo Cerialis. Il mio Aelius e il mio figlioletto ti mandano i loro saluti». Nell’aggiunta di una seconda mano «Ti aspetterò, sorella. Addio, sorella, anima mia carissima, così spero di star bene e ciao. A Sulpicia Lepidina, moglie di Flavius Cerialis, da parte di Severa»

Virgilio a Vindolanda: Maria Chiara Scappaticcio, Arma verumque cano: l’Eneide di Vindolanda. CLICCA QUI.

Compiti per casa: un esercizio scolastico.

A.K. Bowman – J.D. Thomas, The Vindolanda Writing Tablets (Tabulae Vindolandenses II), London 1994, pp. 65-67, n°118.

—- / interea pavidam volitans pinna/ta ubem seg / ——
(Esercizio di trascrizione di Virgilio, Eneide, IX, 473: interea pavidam volitans pinnata per urbem).

Maggiori informazioni http://viaggioneltempodellascrittura.webnode.it/i-romani/la-scrittura-manuale-dei-romani/

VERCOVICIUM

VERCOVICIUM – HOUSESTEADS, il forte romano meglio conservato della Gran Bretagna, ospitava le truppe ausiliarie dislocate lungo il vallo di Adriano.

La Britannia romana in versi

R. Kipling,  The Roman Centurion’s Song, da A History of England, 1911

Roman Occupation of Britain, A.D. 300

LEGATE, I had the news last night–my cohort ordered home
By ships to Portus Itius and thence by road to Rome.
I’ve marched the companies aboard, the arms are stowed below;
Now let another take my sword. Command me not to go!

I’ve served in Britain forty years, from Vectis to the Wall.
I have none other home than this, nor any life at all.
Last night I did not understand, but, now the hour draws near
That calls me to my native land, I feel that land is here.

Here where men say my name was made, here where my work was done;
Here where my dearest dead are laid–my wife–my wife and son;
Here where time, custom, grief and toil, age, memory, service, love,
Have rooted me in British soil. Ah, how can I remove?

For me this land, that sea, these airs, those folk and fields suffice.
What purple Southern pomp can match our changeful Northern skies,
Black with December snows unshed or pearled with August haze–
The clanging arch of steel-grey March, or June’s long-lighted days?

You’ll follow widening Rodanus till vine and olive lean
Aslant before the sunny breeze that sweeps Nemausus clean
To Arelate’s triple gate: but let me linger on,
Here where our stiff-necked British oaks confront Euroclydon!

You’ll take the old Aurelian Road through shore-descending pines
Where, blue as any peacock’s neck, the Tyrrhene Ocean shines.
You’ll go where laurel crowns are won, but–will you e’er forget
The scent of hawthorn in the sun, or bracken in the wet?

Let me work here for Britain’s sake–at any task you will–
A marsh to drain, a road to make or native troops to drill.
Some Western camp (I know the Pict) or granite Border keep,
Mid seas of heather derelict, where our old messmates sleep.

Legate, I come to you in tears–My cohort ordered home!
I’ve served in Britain forty years. What should I do in Rome?
Here is my heart, my soul, my mind–the only life I know,
I cannot leave it all behind. Command me not to go!

Canto del centurione romano, in Rudyard Kipling, I grandi romanzi, racconti e poesie, Newton Compton Editori, 2010

Legato, n’ebbi notizia ieri a sera – la coorte torna in patria.
Per mare a Portus Itius (1), poi per strada fino a Roma.
Ho imbarcato gli uomini, le armi sono nelle stive:
ma prenda ora un altro la mia spada. Ordina che io non vada!

Ho servito in Britannia quarant’anni, da Vectis (2) al Muro.
Altra patria non ho che questa, non ho altra vita.
Ieri a sera non compresi, ma ora che il tempo arriva
che mi richiama alla mia terra, sento che essa è qui.

Qui dove dice la gente che ebbi nome e feci quel che feci.
Qui dove giacciono i cari morti – la sposa, il figlio;
qui dove tempo, costumi, lavoro e pena, memoria e affetti
mi radicarono a questa Britannia. Come potrei ora staccarmene?

A me bastano questi campi, quel mare, quest’aria, questa gente.
Quale fiammante pompa del Sud confronterei mai con questi mutevoli cieli nordici,
neri in dicembre, con la neve, perlacei nelle nebbioline d’agosto –
e il metallico arco grigio di marzo, i luminosi cieli di giugno?

Seguirete, voi, l’ampio Rodano fino alle prime viti e agli ulivi
tenui, marciando di lato rispetto al caldo soffio che  spazza Nemauso (3),
fino alla triplice porta di Arelata (4); ma io indugerò qui, qui
dove le nostre rudi querce britanne lottano con l’euroaquilone (5)!

Prenderete, voi, la vecchia Aurelia tra i pini digradanti al lido,
al mare etrusco  (6) scintillante come collo di pavone.
Andrete là dove si conquista l’alloro. Ma dimenticherete, voi,
il profumo dei biancospini al sole, o delle felci bagnate?

Che io lavori qui, per amor della Britannia – a qualsiasi compito –
a prosciugar pantani, a far strade, addestrar questi nativi.
In qualche campo occidentale (conosco i Pitti) (7), a un confine
roccioso, tra mari d’erica, dove dormono vecchi compagni.

Legato, vengo a te in lacrime. – La coorte torna in patria!
Ho servito in Britannia quarantanni. Che farei a Roma?
Qui ho il cuore, l’anima – qui è la vita che conosco.
Non posso lasciarmela alle spalle. Ordina che io non vada!

1 Dov’è ora Calais.
2 Vectis è l’isola di Wight.
3 L’attuale Nimes.
4 L’attuale Arles.
5 Il vento che provocò il naufragio della nave su cui era l’apostolo Paolo (Atti, 27,14).
6 Il mar Tirreno.
7 Popolazione dell’antica Scozia.

vallo_adriano

W. H.  AUDEN, Roman Wall Blues [1937], in Another Time, 1940

Over the heather the wet wind blows,‎
I’ve lice in my tunic and a cold in my nose.

The rain comes pattering out of the sky,‎
I’m a Wall soldier, I don’t know why.‎
‎ ‎
The mist creeps over the hard grey stone,‎
My girl’s in Tungria; I sleep alone.‎
‎ ‎
Aulus goes hanging around her place,‎
I don’t like his manners, I don’t like his face.‎
‎ ‎
Piso’s a Christian, he worships a fish;‎
There’d be no kissing if he had his wish.‎
‎ ‎
She gave me a ring but I diced it away;‎
I want my girl and I want my pay.‎
‎ ‎
When I’m a veteran with only one eye
I shall do nothing but look at the sky.‎

BLUES DEL VALLO ROMANO, in Un altro tempo, a c. di N. Gardini, Adelphi, 2004

Soffia il vento bagnato sopra l’erica,
ho il raffreddore nel naso e pidocchi nella tunica.

La pioggia giù dal cielo picchietta,
ignaro dei perché, sto al Vallo di vedetta.

La nebbia avanza sul grigio e duro suolo,
la mia ragazza è in Tungria; io dormo solo.

In rasa sua Aulo le dà la caccia,
detesto i suoi modi, detesto la sua faccia.

Pisone adora un pesce, è cristiano;
sparirebbero i baci se non pregasse invano.

Lei mi diede un anello ma ai dadi l’ho perduto;
voglio la mia ragazza e quel che m’è dovuto.

La Britannia romana sullo schermo

Centurion (2010)

BRITANNIA: una serie di 10 episodi coprodotta da Amazon e Sky in uscita ad ottobre 2017

La misteriosa scomparsa della IX legione

Può un’intera legione svanire nel nulla? Una delle leggende più durature della Britannia romana riguarda la scomparsa della IX legione: 5.000 soldati romani si sarebbero perduti tra le nebbie della Caledonia mentre marciavano verso nord per sedare una ribellione. Questa la trama del film “The Eagle” (L’Aquila, 2011).  LEGGI QUI un articolo di approfondimento (versione inglese, fonte BBC).

Dino Messina, I soldati invincibili svaniti nel nulla. Roma e il mistero della IX legione, “Corriere della Sera”, 22 febbraio 2011

I guerriglieri ebraici, irriducibili nemici di Roma, avevano avuto ordine di non misurarsi mai con una legione di veterani. Nessuno, dice Giovanni Brizzi, il maggiore storico militare italiano dell’antichità, era in grado di resistere a questi gruppi armati di cinquemila uomini (più altri cinquemila ausiliari) che, grazie a una disciplina formidabile, erano in grado di controllare un’intera regione. Singolarmente addestrati alla scherma, al lancio del giavellotto, alla corsa, alla marcia con i pesi, armati con quanto di meglio offriva la tecnologia dell’epoca imperiale, erano imbattibili. Così si spiega perché dopo Cesare, racconta Brizzi, autore tra l’ altro dei fondamentali saggi Il guerriero, l’oplita, il legionario (il Mulino) e Scipione e Annibale. La guerra per salvare Roma (Laterza), per un lungo periodo ci furono pochissime battaglie campali. Tra gli storici, ma anche nella letteratura, hanno fatto più notizia le sconfitte delle vittorie. Specialmente se la sconfitta significava l’annientamento di un’intera legione. Per esempio la scomparsa della IX Hispana, di cui narra tra mito e realtà il film di Kevin Macdonald con Channing Tatum e Jamie Bell tratto da L’ Aquila della IX legione (editrice Janus) di Rosemary Sutcliff.

Inviata dall’imperatore Claudio nel 43 dopo Cristo assieme ad altre legioni per piegare la resistenza delle popolazioni britanniche, la IX Hispana supportò nell’83 lo sforzo della XIV Martia Victrix e della XX Valeria Victrix per soffocare la ribellione della regina Boadicea. Fu quella, si credeva, l’ultima gloriosa battaglia della IX, finché è stata scoperta la tomba di un centurione che dimostra come la IX fosse sotto attacco ancora vent’ anni dopo. Il britannico Neil Faulkner sostiene che l’agguato teso da una confederazione di tribù potrebbe aver portato alla fine della IX Legio. E lo storico Phil Hirst ipotizza che da questa sconfitta nacque in Adriano la determinazione a costruire il Vallo nel nord d’Inghilterra per difendere l’impero. Ipotesi suggestive che non convincono Brizzi, ordinario di storia romana all’università di Bologna. «È vero – dice Brizzi – che una legione romana poteva cadere soltanto in un agguato. Nessuno, nemmeno i temibili Picti e Caledoni poteva misurarsi in campo aperto con i legionari romani. Fu soltanto grazie a un agguato a opera dei Sarmati che la XXI Rapax cadde nelle pianure magiare in epoca domiziana e che nel 9 dopo Cristo, regnante ancora il settantaduenne Augusto, erano state piegate a Teutoburgo ben tre legioni, la XVII, la XVIII e la XIX. Ma secondo gli studi più recenti i legionari della IX non finirono la loro avventura in Britannia. Con molta probabilità la IX Hispana venne trasferita in Cappadocia per fronteggiare i Parti e annientata a Elegeia, in Armenia, nel 161 dopo Cristo, durante un’imboscata in cui era caduto l’ indeciso governatore Sedazio Severiano». L’ ipotesi su cui si basa il film The Eagle sarebbe dunque contraddetta dalle nuove ricerche e dai ritrovamenti archeologici, come un’iscrizione scoperta a Petra. Il mito può essere più forte della realtà. E un alone di mistero circonderà sempre la IX Hispana così come quel gruppo di soldati che sembra tra gli anni Sessanta e Settanta dopo Cristo combatté con i cinesi. A sostenere la tesi di un corpo di legionari romani sconfitti e inviati dai Parti agli estremi lembi orientali del loro regno è stato lo storico tedesco Manfred Raschke, contraddetto dal nostro Maurizio Bettini. Secondo Brizzi, non esiste altra prova se non una testimonianza custodita negli archivi Han secondo cui erano stati visti combattere prima contro e poi a fianco dei cinesi dei soldati che si disponevano a spina di pesce. Proprio come le legioni romane. Tanto basta per creare un mito. 

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